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Andy Warhol e l’arte della provocazione

Andy Warhol e l’arte della provocazione

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Pittore, scultore, regista, sceneggiatore, Andy Warhol  viene ricordato principalmente come esponente di spicco della corrente artistica che si fece strada fra gli anni ’50 e ’60 tra Gran Bretagna e Stati Uniti e che prese il nome di Pop Art (‘Popular art’).

L’attenzione alla società dei consumi, con tutti i suoi miti ed oggetti, venne presa ‘di mira’ da questo eclettico personaggio che seppe produrre un’arte ‘di massa’ attraverso la quale predominavano i concetti di serialità ed anonimato: lo sguardo non era rivolto all’interiorità, ma a tutti quegli elementi frastornanti ed omologanti che definivano l’uomo contemporaneo.

Ma la grafia di Warhol che cosa ci racconta di lui?

Che certamente possedeva una buona percezione di sé, ma anche un potenziale elevatissimo e messo al servizio di concretezza e determinazione. Il tracciato è inciso, angoloso, staccato, segno di un’intelligenza acuta ed analitica che però non indugia nella zona delle idee, ma parte dalla realtà per poi modificarla. Gli allunghi inferiori (‘y’ e ‘g’) che sprofondano fino ad inanellare alcune lettere del rigo sottostante ci confermano il suo pragmatismo ed un’esigenza di ricerca mai paga.

L’inclinazione verso destra del testo (segno pendente) ci permette di rintracciare le sue doti assimilative e di innovatore; la sua energia vitale si alimenta nella zona delle pulsioni, della materia e viene incanalata e sublimata attraverso l’atto creativo.

Il ritmo grafico è cadenzato e, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, non si rintracciano originalità significative: sembra quasi che l’uguaglianza quasi statica delle lettere anticipi le connotazioni di ripetitività tipica delle sue opere.

La firma è identica al resto del testo ad indicare una coerenza di fondo tra il personaggio Warhol e l’Andy ‘privato’.

 

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