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I ricci del soggettivismo



Il tratto finale di parola si estende in linea retta sul rigo di base (se si tratta ad esempio di una ‘a’ o di una ‘e’) o parallelamente ad esso (nel caso del trattino finale della ‘o’) in maniera decisa e nello stesso tempo controllata e compassata, occupando parzialmente e nei gradi alti, anche totalmente, lo spazio dovuto al Largo tra parole.
Proprio per questo fatto il soggetto che ha il riccio del soggettivismo pone il proprio io e, quindi, il proprio punto di vista, nello spazio dove dovrebbe esserci il ragionamento oggettivo, il largo tra parole. Moretti dice che è

“l’apparenza della verità che si veste dell’io…insomma tutto un complesso di falsificazioni, di aspetti fittizi in tutte le circostanze, in tutte le azioni del giorno, del mese, dell’anno.”

Il segno denota ancora bisogno di difesa del proprio mondo dalle invadenze altrui, distinzione, superiorità, orgoglio, narcisismo.

(tratto da Grafologia – dalla scrittura alla personalità, di Pacifico Cristofanelli”)

I ricci del soggettivismo in grado elevato (perché pur se non sono molto sviluppati, ricorrono con frequenza), in tale contesto di sostenutezza e di autocontrollo (rovesciata, intozzata 1°, largo tra parole) e solo parzialmente ammorbiditi dal curva, trovano il loro significato più tipico e genuino nella presa di distanza dagli altri.
Altre indicazioni a seconda del contesto grafico sono: dignità, distinzione, tendenza a formare giudizi non secondo realtà ma secondo il proprio sentimento, il proprio interesse. Pretenziosità, senso di superiorità, mancanza di spontaneità e sincerità.

(A cura degli allievi del 2° anno)


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